Formazione in ambito sicurezza: tecniche efficaci

Pubblicato il 12 Luglio 2022

Formazione in ambito sicurezza: tecniche efficaci

Formazione in ambito sicurezza: tecniche efficaci

Di ing. Riccardo Borghetto, consulente di direzione in ambito HSE, esperto certificato in Behavior Based Safety

In questo breve articolo voglio raccontare di alcune metodologie utili per fare formazione efficace in ambito sicurezza, non standard.

Cominciamo dai giochi

Un famoso fumettista francese, Jean Michelle Ucciani, ha realizzato molti fumetti sulla sicurezza contenenti volutamente molti errori. Possono essere utilizzati in aula per fare una gara tra i partecipanti su chi riesce a individuare più errori in un determinato intervallo di tempo.

Possono essere utili per qualche intermezzo divertente, per catturare l’attenzione e creare un momento piacevole e sfida tra gli allievi del corso.

Una importante multinazionale Francese in cui ho in corso un processo Behavior Based Safety ha addirittura utilizzato alcuni fumetti per una gara aperta a tutti i dipendenti. Il fumetto è stato stampato in formato A2 o A1, appeso alle pareti e vi è una scatola che raccoglie le risposte dei dipendenti. Il tasso di risposte corrette viene utilizzato per dare qualche gadget.

Formazione in ambito sicurezza di Jean Michelle Ucciani

Formazione sicurezza mediante processo di auto osservazione del posto di lavoro

Quando sono state realizzate le checklist del SUVA (ente Svizzero equivalente al nostro INAIL) ho pensato potessero essere utilizzate con un processo ispirato a quello della BBS (Behavior Based Safety), anche se si tratta di una cosa molto diversa e le checklist solo in parte sono di natura comportamentale.

Si tratta di checklist settoriali (per singola attrezzatura di lavoro come il carroponte o la sega circolare) o per attività (sollevamento di carichi), che possono essere utilizzate a scopo di audit periodico, da parte di un tecnico o del preposto. Possono essere utilizzate anche dai lavoratori per osservare il loro posto di lavoro, all’interno di un processo di auto formazione. Ovviamente il processo va progettato e controllato da un consulente/Rspp e deve essere approvato e supportato dall’alta direzione. Le checklist da sole non garantiscono il risultato. Serve un processo sottostante. Vi sono pregi e limiti.

Pregi: Le checklist Suva sono fatte molto bene, curate e gratuite. Disponibili anche in lingua Italiana. Consentono al lavoratore di vedere con i suoi occhi lo scostamento rispetto ad un documento autorevole, graficamente curato. Il lavoratore ripassa i concetti e apprende guardando, con l’occhio delle checklist, il suo posto di lavoro. Quando vede qualcosa di anomalo lo segnala. Alle segnalazioni seguirà una attività di coaching/spiegazione da parte dei preposti/Rspp.

Ci sono molte checklist, circa 700, per cui il lavoratore nel tempo le può cambiare. L’osservazione è una attività relativamente breve (ogni checklist ha circa 10-20 punti da analizzare) che non stressa.

Limiti: non esistono checklist per tutti i processi. Sono ben coperti i processi metal meccanico, legno e edilizia. Per esperienza personale vanno molto bene in contesti giovani che hanno voglia di imparare. E’uno strumento difficile da utilizzare in contesti con personale anziano, prossimo alla pensione.

L’attività va impostata come un processo continuo. Ad esempio un lavoratore fa una checklist ogni 2 settimane e ci dedica circa 15 minuti tra osservazione e feedback ricevuto.

Suva Safety App: quando le ho provate in Volvo più di 10 anni fa le ho usate in cartaceo. Ora invece il Suva ha realizzato una App per smartphone: Safety App, un ambiente integrato per fare attività di auditing che contiene quasi 200 checklist relative ad altrettante attrezzature di lavoro.

Suva Safety App

Formazione sicurezza in aula con video

Anche se in Italia le telecamere non sono ammesse nel mondo del lavoro tranne casi particolari, in altri paesi ci sono, per cui sono disponibili i video di molti infortuni/near miss/situazioni pericolose e sono facilmente reperibili in rete. Uno dei fornitori più prolifici su Linkedin è ED DAVINDSON. Ma ce ne sono altri.

Personalmente ho raggruppato centinaia di video brevi per specifico argomento (ad esempio lavori in quota) e li uso per spiegare i concetti in aula.

Sono molto più efficaci di tante parole e slide e mantengono molto alta l’attenzione.

Servono soprattutto per far capire quanto sia importante il comportamento umano e quanto spesso noi sbagliamo (errore umano). Si prestano a discussioni su cosa si doveva o non doveva fare ecc.

Servono anche a sviluppare la “consapevolezza situazionale”, come dicono gli esperti di Non Technical Skill, ovvero maggiore consapevolezza di quello che c’è attorno al lavoratore e può rappresentare un pericolo.

Formazione in ambito sicurezza in aula con video

Uso di video e checklist in aula

Altra modalità di fare formazione, derivata dalla Behavior Based Safety, è quella di redigere delle checklist comportamentali, registrare dei video sul posto di lavoro e utilizzarli in aula in un processo di apprendimento mediante osservazione simulata del posto di lavoro. Anche in questo caso è necessario che qualcuno progetti il processo, lo supervisioni, in un contesto di supporto da parte dell’alta direzione.

Rispetto alle checklist Suva (generiche e solo in parte comportamentali), in questo caso si sviluppa un processo specifico per un determinato sito produttivo. Può essere molto efficace e sentito dai lavoratori.

Anche se questa non è la Behavior Based Safety, richiede un minimo di competenze da parte di chi progetta il processo.

Innanzitutto è necessario sapere cos’è il comportamento umano, almeno a grandi linee per mettere giù le checklist comportamentali. Eventualmente si può fare ricorso a competenze esterne.

Poi è necessario realizzare dei video nei luoghi di lavoro. Per ogni comportamento definito in checklist, si riprendono delle piccole sequenze, di decine di secondi, sia per il comportamento sicuro, che per il comportamento a rischio. I comportamenti a rischio possono essere solo simulati, in ogni caso sempre in un contesto di sicurezza per gli operatori. Come attori si usano i lavoratori stessi o l’RSpp o RLS dopo aver attentamente spiegato lo scopo e l’ambito di diffusione dei video e aver assolto le questioni relative alla privacy.

L’importante è che vi sia corrispondenza, tra quanto scritto in checklist, e le sequenze video, e che sia facile per un lavoratore stabilire se quello che sta vedendo nel video è un comportamento sicuro o a rischio.

Test dei video e checklist

Per verificare se vi è congruenza si prendono 2 lavoratori a caso, ovviamente formati, e con checklist in mano osservano alcune sequenze video realizzate. Senza comunicare tra loro, dovrebbero compilare la checklist nello stesso modo, cioè dovrebbero identificare gli stessi comportamenti a rischio o sicuri.

Checklist in aula

Uso dei video in aula

Dopo aver formato i lavoratori con corsi tradizionali, si procede alla visione di 2-3 sequenze video e si chiede ai lavoratori di compilare le checklist e di identificare tutti i comportamenti a rischio/sicuri. Il processo continua fino ad esaurimento delle checklist e dei video.

Questo consente ai lavoratori di migliorare la capacità di individuazione dei comportamenti critici nei confronti dei colleghi e di percepire in modo più netto se quello che si sta facendo è sicuro oppure no.

E’ una modalità di formazione che vede il discente in posizione centrale e attiva, non un soggetto che ascolta passivamente un docente.

Questo descritto è solo un processo di formazione, in qualche modo derivato dalla metodologia di formazione degli osservatori BBS. In un processo Behavior Based Safety c’è molto di più ma per questo vi consiglio di approfondire la questione:

Libro “Gestione dei comportamenti di sicurezza e protocollo Behavior Based Safety

 

 

 

 

 

 

 

 

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